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Domenica 30 ottobre 1977. A Perugia, nello stadio di Pian di Massiano, si gioca Perugia-Juventus. Gli umbri, guidati da Ilario Castagner, sono protagonisti di un piccolo miracolo di provincia e benché il campionato tocchi quel giorno appena la quinta giornata, il primo posto in graduatoria a pari merito con le grandi Juventus e Milan ha acceso nuovamente i riflettori su questa nuova realtà del calcio italiano. Se Novellino ha le stimmate del campione, due centrocampisti, il regista Curi e l'interno Vannini, l'uno il più piccolo del torneo (1,65) l'altro l'anima più lunga (1,90), sono considerati esponenti tipici delle migliori qualità della provincia. La partita con la Signora del Trap è di quelle bloccate, martoriata da una pioggia battente, su un terreno zuppo d'acqua, faticosissimo da tenere per i giocatori. Nel primo tempo Curi, uno dei migliori in campo per la puntualità della gestione della manovra, si infortuna leggermente in uno scontro con Causio. Nella ripresa tuttavia rientra, ma dopo cinque minuti, sotto la pioggia, si accascia improvvisamente al suolo. Il gesticolare disperato dei giocatori juventini accanto a lui, Benetti, Bettega e Scirea, fa pensare a qualcosa di grave, ma nessuno riesce a comprendere, non essendosi visti contrasti di gioco violenti. Arriva la barella, il giocatore esanime viene portato fuori dal campo. I medici del Perugia gli praticano due iniezioni, il massaggio cardiaco, la respirazione bocca a bocca: Curi è paonazzo, il battito del cuore è inceppato. Mentre la partita, tra compagni e avversari ignari, prosegue, viene caricato su un'autoambulanza e portato al Policlinico di Perugia. Dove tuttavia arriva praticamente cadavere: i tentativi di rianimarlo proseguono per una quarantina dì minuti, finché, alle 16,30 (in lugubre, perfetta contemporaneità con la fine della partita fischiata dall'arbitro Menegali) il giocatore viene dichiarato ufficialmente morto. Una fine terribile per la sua fulmineità. Riaffiorano i brividi, sull'onda di un singolare scambio via radio. «Scusa Ameri, qui a Perugia...» «Ho già capito tutto, Ciotti, e ti passo la linea». Ma il grande Enrico Ameri non poteva immaginare, come tutti gli sportivi in ascolto quella maledetta domenica, che Sandro Ciotti non chiedeva il collegamento per intervistare qualche personaggio catturato al volo dopo il calcio minuto per minuto, ma per consegnare un terribile annuncio: «Il centrocampista Curi del Perugia è morto». Questa è la storia di quel tragico pomeriggio che ha segnato per sempre la storia del calcio a Perugia. Io andavo alle elementari, mi ricordo quel pomeriggio, ero in casa perchè pioveva, anche abbastanza forte. Le partite si ascoltavano in radio, le immaginavi, le vivevi. Tra i tifosi non c'era la rivalita che c'è oggi, solo in rarissimi casi. Era un altro calcio. Ogni volta che sento il nome di Curi, rivedo quelle immagini, quella pioggia, e il cuore di un giocatore esemplare che si ferma troppo presto. Ma Curi per tutti i perugini è ancora vivo, nel nome dello stadio, nei ricordi, nel suo modo di essere sportivo. Quest'anno il Comune di Perugia, il Perugia Calcio e l'unione stampa sportiva italiana, per il trentennale della morte organizzano due giornate in suo ricordo. Il 29 Ottobre alle ore 17:30 alla sala della Vaccara di Palazzo dei Priori verrà presentato il libro: "Continua a correre, Renato Curi". Seguirà il dibattito: "A 30 anni dalla scomparsa di Renato Curi: come è cambiato il calcio e come è cambiata Perugia". Martedì 30, alle ore 17:00, come tutti gli anni, messa in ricordo di Renato Curi nel piazzale dello stadio. Per chi ha un esercizio commerciale, o vuole semplicemente avere la locandina di questo evento, cliccando qui, la può scaricare e stampare. Ciao Renato...
Qua sotto potete vedere un piccolo frammento del DVD "Grifo di Popolo" dove Curi segna proprio alla Juventus.